Il Politecnico fu uno tra i più famosi settimanali che uscirono in Italia nell'immediato dopoguerra e nei primi anni della ricostruzione. Nacque il 29 settembre 1945 a Milano edito da Einaudi e il suo fondatore fu Elio Vittorini.
Elio Vittorini scelse per il suo periodico lo stesso titolo della rivista ottocentesca di Carlo Cattaneo e delineò un programma analogo, molto antiaccademico, pragmatico e divulgativo pur senza cedere al "popolare".
La redazione de Il Politecnico era composta da Franco Calamandrei, Franco Fortini, Vittorio Pandolfi e, per qualche mese da Stefano Terra. La grafia e l'impostazione era di Albe Steiner.
Con il n. 29 del 1 maggio 1946 la rivista si trasformava, da settimanale in "Mensile di cultura contemporanea" a causa della insostenibilità economica di una alta periodicità, con Giuseppe Trevisani come segretario di redazione e la rivista riorientò, come già aveva preannunciato nell'editoriale autocritico apparso nell'ultimo numero del settimanale (28, 6 aprile 1946), la sua complessiva impostazione.
Nel numero citato infatti si prendevano le distanze dal grande zelo enciclopedico e informativo dei numeri precedenti, "abbiamo compilato, abbiamo tradotto, abbiamo esposto, abbiamo informato, abbiamo anche polemizzato, ma abbiamo detto ben poco di nuovo" e si proponeva per il futuro di "creare e formare pur divulgando".
Vennero accolti collaboratori fissi, come Giulio Preti e Franco Fortini, ma anche intellettuali che non sempre si riconoscevano come "compagni di strada" del PCI, come Alfonso Gatto, Carlo Bo, Nelo Risi.
Le pubblicazioni terminarono nel dicembre del 1947.
Ogni numero, che nei primi tempi assolveva anche al compito di "giornale murale", incollato cioè sui muri di Milano, presentava accanto ad un articolo di fondo, spesso di Vittorini, articoli di politica, storia, economia, critica d'arte, filosofia, inchieste, testi poetici e narrativi sia italiani che stranieri con le nuove traduzioni da Hemingway, Majakovskij, Boris Pasternak, Bertold Brecht, Block, Wright.
Nel foglio vi era sempre spazio per molte questioni e forte era il versante polemico con editoriali e corsivi di "agitazione culturale"; cronachistico; documentario, con articoli di storia politico-economica; saggistico, con analisi storico-critiche di diverse correnti di pensiero; letterario e artistico, con validi interventi sulla cultura di massa, sulle arti figurative, architettura, musica, teatro.